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> Documento Workshop "Lavoro e Formazione", Dì la tua
 
adminprecariricerca
Inviato il: Lunedì, 17-Nov-2008, 11:26
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Assemblea Nazionale - Sapienza di Roma
15-16 Novembre 2008

Contributo del Workshop: “Lavoro e Formazione”


Ricerca, formazione, lavoro. Sono questi i temi di cui abbiamo discusso durante la giornata di ieri, partendo dal nostro punto di vista, dal punto di vista dell'onda. Abbiamo chiamato il nostro percorso autoriforma, un'autoriforma che viene dal basso dell’università. Autoriformare dal basso per noi vuol dire travolgere questa università, attraversarla con i nostri desideri e le nostre proposte, proposte che vogliamo costruire a partire dalla comprensione della sua crisi e del suo rapporto con la società.

Una crisi esplosa da tempo ed aggravata da un quindicennio di pessime “riforme” volte alla aziendalizzazione ed alla privatizzazione dell’università, una crisi che i provvedimenti di questo governo stanno trasformando in catastrofe.
Pensiamo al taglio del Fondo di Finanziamento Ordinario, al blocco del turnover, ma soprattutto alla trasformazione degli atenei in fondazioni di diritto privato ed alle sue conseguenze in termini di discriminazione di censo nell'accesso a un'istruzione di qualità e di destrutturazione dell'intero sistema universitario nazionale. Effetti che non potranno non aggravare le già critiche condizioni della scuola di ogni ordine e grado.
Non dimentichiamo le responsabilità di chi ha gestito l’università con meccanismi corporativi e clientelari, di chi soffoca la ricerca per mezzo di un'opprimente gerarchizzazione, di chi ha costruito un sistema fondato sullo sfruttamento generalizzato del lavoro precario, di chi ha oramai accettato l'idea di un drastico restringimento dell’accesso a un’istruzione pubblica di qualità.
Il nostro obiettivo è stanare e denunciare queste aberrazioni ovunque si manifestano, conoscerle per scardinarle. Bisogna superare il cosiddetto 3+2, il quale con i suoi effetti di frammentazione e di dequalificazione della didattica mira alla produzione di lavoratori precari e ricercatori al servizio del privato o dell'impresa di turno.
In due mesi di mobilitazioni abbiamo dimostrato di non avere alcuna intenzione di lasciarci incantare dalle false aperture del ministro Gelmini o chiuderci nel recinto di uno studentismo vuoto e arrogante. Abbiamo gridato dalle piazze di tutta Italia la nostra consapevolezza che solo l'unione e la generalizzazione delle proteste può rovesciare quei rapporti di forza che schiacciano il mondo dell'istruzione e della ricerca tanto quanto quello del lavoro. Solo il continuo coordinamento ed allargamento della protesta potrà portare ad un reale cambiamento nelle politiche del governo e per questa ragione aderiamo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre con la promessa di farlo vivere nelle nostre metropoli ed in qualunque luogo raggiunto dall'Onda.
Il nostro sciopero sarà dunque all'insegna della generalizzazione delle mobilitazioni, della lotta contro la precarietà e per l'abolizione di tutte le forme di lavoro parasubordinato contenute nella legge 30, contro ogni discriminazione di genere, cultura e razza, contro la criminalità organizzata che strangola il nostro Sud e sempre più anche il nostro Nord.
Autoriforma è il percorso concreto di elaborazione, d'inchiesta e di conflittualità che mette in crisi il sistema attuale, che propone un modello diverso di università attraverso una critica radicale dell'esistente. Vogliamo costruire un'università pubblica, democratica ed accessibile a tutti.
Per questo sentiamo l'urgenza, in questa fase di crisi profonda del modello sociale ed economico neoliberista, di un’università che sappia dare il suo contributo alla costruzione di un nuovo e più equo modello di sviluppo.
Il nostro punto di partenza sarà l'analisi della ricerca concretamente prodotta dalle università ed enti pubblici di ricerca, delle sue ricadute sul territorio, la creazione di sapere critico e la moltiplicazione delle esperienze di autoformazione e didattica alternativa cui abbiamo dato vita nelle nostre mobilitazioni.


1) Ricerca.
L'indipendenza e l'autonomia della ricerca sono per noi principi fondativi.
La ricerca non deve essere subordinata a logiche di mercato: le risorse e le strutture pubbliche dalle quali essa dipende non possono essere messe al servizio di interessi privati. Il sapere è un bene pubblico, una produzione collettiva e per questa ragione non appropriabile: i suoi risultati devono essere socializzati, ossia posti al servizio dell'intera società. Per questo riteniamo essenziale lo sviluppo di forme non commerciali della loro tutela (GPL/Creative commons) in contrapposizione al brevetto nonché il sostegno all'editoria scientifica open source ed una stretta sinergia tra ricerca e didattica.
Siamo però consapevoli che l'emergenza attuale ha tra le sue cause principali il cronico sottofinanziamento delle attività di ricerca, che deve essere portato almeno ai livelli indicati dal Trattato di Lisbona (3% del Pil contro l'attuale 1%). E poiché una ricerca libera non può esistere senza ricercatori autonomi e indipendenti da ogni condizionamento, la democratizzazione dell'accesso ai fondi e la sua apertura ai ricercatori non strutturati e ai dottorandi è per noi condizione irrinunciabile.

2) Valutazione.
L'autonomia della ricerca e la qualità dell'università pubblica non possono essere disgiunte dalla realizzazione di un nuovo concetto di valutazione.
Tale concetto, più complesso della combinazione di indici presuntamente quantitativi, non deve essere legato al contenimento del bilancio, alla produzione di brevetti o al semplice numero delle pubblicazioni.
Pensiamo che la valutazione debba essere intesa anche come rendicontazione sociale delle attività degli atenei e del sistema nel suo complesso, che non possa prescindere dai contesti territoriali in cui le università sono inserite. Contemporaneamente, ribadiamo che anche docenti, ricercatori e dottorandi dovrebbero essere coinvolti nei processi di valutazione.
Gli esiti della valutazione della didattica e della ricerca dovrebbero condizionare la distribuzione di parte dei finanziamenti sia alle strutture (atenei, enti, istituti, dipartimenti...) che ai singoli docenti e ricercatori.

3) Reddito, diritti, contratti.
Il problema del reddito è sicuramente trasversale a tutto il corpo vivo dell'università: studenti dottorandi e ricercatori precari.
Al lavoro di ricerca, perché di lavoro si tratta, devono corrispondere un salario adeguato e i diritti stabiliti dallo statuto dei lavoratori. La moltitudine di tirocini, stage e praticantati tutti rigorosamente non retribuiti non sono più tollerabili, così come la dilagante attività didattica a titolo gratuito.
Ogni prestazione deve essere contrattualizzata al più come forma di lavoro subordinato a tempo determinato e in tal caso deve essere garantita la continuità del reddito, diritto fondamentale di cui chiediamo l'estensione a tutti i lavoratori precari. Non solo: commossi dall'attenzione del ministro Gelmini alle condizioni degli edifici scolastici, rivendichiamo ambienti idonei di studio, lavoro e ricerca.

4) Pari opportunità.
Nella ricerca rimane aperta la stessa questione di genere che troviamo ovunque nel mondo del lavoro: da una parte la progressione di carriera delle donne è fortemente filtrata ai livelli più bassi, dall'altra le donne subiscono il perenne ricatto biologico, aggravato dalla precarietà, per cui la maternità diventa in realtà la via di espulsione dal mondo della ricerca.

5) Dottorato e specializzazioni.
Il dottorato di ricerca è il più alto grado dell'istruzione italiana e contemporaneamente l'introduzione all'attività di ricerca. Vanno dunque garantiti adeguati percorsi didattici e il diritto all'autonomia economica. Questo significa in particolare l'immediata soppressione dei dottorati senza borsa e delle tasse di iscrizione. I dottorandi dovrebbero vedere riconosciuti i loro diritti per mezzo di uno statuto nazionale a loro dedicato.
Per quanto riguarda le specializzazioni è emersa la necessità di nuove procedure concorsuali trasparenti. Le mansioni affidate agli specializzandi non devono mai oltrepassare le competenze previste dalla legge.

6) Reclutamento.
Per quanto riguarda la spinosa questione del reclutamento, ribadiamo la nostra ferma opposizione al blocco del turnover. Ma questo non ci basta, dopo anni di blocco dell'accesso ai giovani che ha esasperato la precarietà e incentivato la fuga dei cervelli. Chiediamo l'istituzione di un contratto unico di lavoro subordinato una volta terminato il dottorato, di durata non inferiore ai due anni: esso deve sostituire l'attuale jungla di “contratti” precari.
Tali misure non avrebbero tuttavia alcun senso senza un consistente reclutamento straordinario via concorso, che deve essere seguito da un reclutamento ordinario via concorso costante nel tempo. Per quanto concerne l'inquadramento della docenza, chiediamo l'istituzione di un ruolo unico e l'incompatibilità della libera docenza con contratti di diritto privato.

7) Rappresentanza.
I ricercatori precari, essenziali al funzionamento di tutti gli atenei ed enti pubblici di ricerca italiani, sono completamente assenti dagli organi decisionali degli stessi. E' questo un elemento chiave della gerarchizzazione del lavoro di ricerca e didattica.
Come ogni altra categoria nell'università, i ricercatori precari e i dottorandi devono partecipare ai processi decisionali tramite i loro rappresentanti eletti.

8) Europa e anomalous wave.
L'Onda ha già valicato i confini nazionali. In tutta Europa si sono svolte manifestazioni di solidarietà al movimento italiano. Questo fatto ci parla della dimensione transnazionale dei problemi che stiamo affrontando. Il lavoro di ricerca prevede la mobilità come elemento irrinunciabile ma continuamente ostacolato dalle differenze dei diversi sistemi nazionali. Spesso le riforme, sgradite a chi l'università la vive, sono state giustificate in nome di una presunta volontà di integrazione a livello europeo. Vogliamo sottolineare che uno spazio europeo della ricerca ancora non esiste e che il movimento deve assumersi la responsabilità di cominciare a crearlo, non attraverso la normazione astratta ma attraverso la circolazione delle idee e delle lotte.
L'osservazione dei diversi modelli di sistema universitario presenti al momento in Europa ci permette di rigettare immediatamente alcune ipotesi di sviluppo, come il modello anglosassone e il principio del debito di formazione, già ampiamente entrato in crisi in Inghilterra e negli Stati Uniti. In quest’ottica proponiamo la convocazione di una riunione europea che metta in circolo le diverse vertenze sviluppate dai movimenti di studenti e ricercatori precari.

9) Percorsi.
Se l’autoriforma è anche e soprattutto un percorso condiviso di lotte, questo workshop ha espresso una molteplicità di strade che possono essere percorse a livello locale e nazionale:

− Se il precariato è il problema di questa generazione, ci sembra fondamentale una grande inchiesta sul lavoro precario nell'università arrivando ad un censimento nazionale che ci permetta di tradurre nella forza dei numeri l'enormità del fenomeno.
− In questa ottica è necessario che il movimento esca dall’università per coordinarsi anche con il resto del mondo del lavoro precario.
− Formulare un appello congiunto di studenti, dottorandi e precari per lo sciopero generale/gli scioperi generali che verranno nel prossimo futuro.
− Fin dall’inizio è stato un obiettivo del movimento coordinarsi con la protesta della scuola per reagire all’attacco generalizzato alla formazione pubblica a tutti i livelli. Questo impegno deve essere assunto dal movimento anche per il futuro.
− Proponiamo di portare avanti azioni locali contemporanee e condivise da tutto il movimento anche nell’ambito della proposta di una grande giornata nazionale della ricerca.
− Ci sembra importante anche l’idea di portare avanti un percorso di vertenze locali comuni a studenti, dottorandi e ricercatori precari per migliorare qui ed ora la nostra condizione di diritti e rappresentanza chiedendo con forza almeno l'applicazione dei principi contenuti nella Carta Europea dei Ricercatori” sottoscritta da tutti gli atenei ed enti pubblici di ricerca italiani.
− In queste settimane hanno avuto un grande successo le iniziative di divulgazione e di apertura dell’università alla cittadinanza. Ci riferiamo sia agli eventi rivolti ai bambini delle scuole, alle famiglie, ai lavoratori sia alle lezioni all’aperto e ai seminari in piazza. Il movimento ha manifestato un’evidente volontà di proseguire su questa strada continuando ad organizzare eventi che portino il sapere, la ricerca e i ricercatori stessi al di fuori del mondo universitario.
− La valutazione del mondo universitario e della ricerca in genere è uno dei punti cardine dell’autoriforma. Il movimento ritiene che non si debba delegare ad altri se non a chi ne è direttamente interessato questo complesso problema.
A questo scopo si vuole istituire un gruppo di studio specifico, formato da studenti ricercatori precari e dottorandi, che analizzi il problema.
− Occorre sviluppare una critica seria ed approfondita di tutti gli strumenti di governance universitari a partire dalla fondazione di diritto privato denominata CRUI e dell'autoproclamato circolo dei migliori atenei d'Italia, AQUIS.
− Ribadiamo l’importanza di organizzare una grande assemblea Europe che metta in relazione diverse realtà di lotte e punti di vista critici sull’università e la ricerca.



Una molteplicità di strade, ma molte di più, pensiamo, sono quelle che usciranno dalla fantasia e dalla consapevolezza critica di questo movimento. La forza della partecipazione che lo sta facendo vivere, la capacità che esso ha mostrato in questi giorni di mobilitazione di sperimentare percorsi nuovi sono sicuramente il motore per costruire un futuro diverso da quello che ci vogliono, a forza, tracciare davanti. Un compito impegnativo per un movimento che deve durare ma anche una grande occasione di rinnovamento per questo paese, l’onda lunga di una grande speranza.
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Saverio Luzzi
Inviato il: Lunedì, 17-Nov-2008, 11:30
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Per quel che può valere la mia opinione, il documento mi sembra eccellente in tutte le sue articolazioni.
Giustamente ampio ed esaustivo, tocca i tutti i problemi della vita universitaria attuale.
Complimenti a chi lo ha redatto!
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PaleoDaniele
Inviato il: Mercoledì, 19-Nov-2008, 11:12
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Credo che il nostro workshop sia stato quello maggriomente concreto fra i tre; almeno sentendo altri pareri e dando un'occhiata rapida ai documenti prodotti. Ho letto il documento velocissimamente, mi riservo di farlo con più attenzione al più presto, ma già ad una prima lettura mi sembra valido.
La questione della concretezza è essenziale, se riusciamo a mantenerla allora -passatemi la metafora- cavalcheremo l'onda senza cadere.
Un grazie a tutti e tutte coloro che stanno mettendo faccia e braccia in questo movimento.
Daniele
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